Il confine tra salute e malattia

#Primononcurarechiènormale “Ai due poli estremi, la distinzione tra perfetta salute e malattia conclamata è ovvia e indiscutibile. Il confine tra uno stato di malattia non grave e un plausibile stato di salute è invece molto più sfumato e può essere facilmente manipolato. La maggior parte di noi ha fatto esperienza almeno occasionalmente di sintomi di natura moderata e transitoria (ad esempio tristezza, ansia, insonnia, disfunzioni sessuali, uso di sostanze), che potrebbero facilmente essere mal interpretati come disturbi mentali. Il modello di business dell’industria farmaceutica è basato proprio sull’allargamento della sfera della malattia: il marketing creativo serve ad ampliare il bacino di clienti, convincendo chi è probabilmente sano a ritenersi almeno moderatamente malato. La commercializzazione della malattia (disease mongering), è l’arte raffinata di vendere malanni psichiatrici, un modo efficace di smerciare i farmaci psichiatrici, che portano profitti altissimi. Alterare il mercato è particolarmente facile negli Stati Uniti perché si tratta del solo Paese al mondo a consentire alle case farmaceutiche di pubblicizzare i propri prodotti direttamente presso i consumatori.
La commercializzazione della malattia non avviene mai in un vuoto – richiede che le aziende farmaceutiche coinvolgano attivamente i medici che scrivono le ricette, i pazienti che le richiedono, i ricercatori che inventano nuovi disturbi, i gruppi di consumatori che richiedono un supplemento di terapia e i media e internet che diffondono le novità. Una “campagna di sensibilizzazione” che sia insistente, capillare e ben finanziata può creare una malattia dove non ne esisteva nessuna. E la psichiatria è particolarmente soggetta alla manipolazione del confine normalità/malattia proprio perché non dispone di test biologici ed è basata fondamentalmente su giudizi soggettivi facilmente influenzabili da campagne di marketing ben orchestrate.              
Qualunque azienda è fedele innanzitutto ai suoi azionisti e alla propria sopravvivenza, non al benessere pubblico. La General Motors vende auto, l’Anheuser-Busch vende birra, la Apple vende computer, i cartelli della droga vendono cocaina e le aziende farmaceutiche vendono pasticche e tutti lo fanno per le stesse ragioni – guadagnarci il più possibile. Il successo di qualunque azienda dipende dall’aumento del suo bacino di mercato e i margini di guadagno dipendono da ogni singola vendita. Le aziende farmaceutiche sono un modello di macchina da profitto proprio grazie alla capacità di promuovere il prodotto e di mantenere un regime monopolistico per quanto riguarda i prezzi. Preparare l’inflazione diagnostica è un fattore chiave per il successo delle aziende farmaceutiche. La saturazione completa richiede uno spettro demografico che sia il più ampio possibile, dal bimbo piccolissimo all’adulto anziano. Una rete ampia e delle maglie larghe è sempre una garanzia per gli azionisti, ma è spesso una tragedia per le persone normali che vengono etichettate in modo sbagliato e sottoposta a trattamenti farmacologici inutili e allo stigma sociale che deriva da una diagnosi inventata”. (Allen Frances, pp.49-50).

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