La Terapia Razionale Emotiva RET di Albert Ellis

La Rational Emotive Therapy, di orientamento nettamente cognitvista, afferma che tutti i disturbi psicologici sono dovuti a idee, convinzioni, opinioni errate su di noi e sul mondo circostante. Solo che noi stessi non ci rendiamo conti di avere queste idee. La RET mira a individuare, a “smascherare” queste idee sottostanti che ci fanno soffrire, perché la realtà che ci troviamo intorno non coincide con queste idee. Una volta identificate e corrette queste idee, anche i disturbi mentali dovrebbero scomparire. Perciò, delle nuove idee, quindi una nuova razionalità, dovrebbero sostituire quella vecchia e quindi portare a nuove emozioni.

Di qui la definizione: Terapia Razionale Emotiva.

Seguono le parole di Albert Ellis, che dimostrano che la terapia razionale emotiva non è niente di arido o di mortificante o umiliante per lo spirito umano:

“Recentemente Braaten (’61) ha compilato un elenco eccellente dei principali temi di vita esistenzialisti, e con qualche modifica essi stanno a cuore anche agli psicoterapeuti razional-emotivi:

  1. “Uomo, tu sei libero, definisci te stesso.
  2. Coltiva la tua individualità.
  3. Vivi in dialogo con gli altri uomini.
  4. La massima autorità è la tua stessa esperienza.
  5. Sii totalmente presente nell’immediatezza del momento.
  6. Non esiste verità se non nell’azione.
  7. Puoi trascendere te stesso soltanto in brevi e intensi momenti.
  8. Vivi creativamente le tue potenzialità.
  9. Scegliendo te stesso, scegli l’uomo.
  10. Devi imparare ad accettare certi limiti nella vita”.

La RET non segue dunque alcuna posizione razionalista classica o pura, ma una prospettiva  razionale-umanistica della vita e del mondo. La prospettiva RET sottolinea in particolar modo l’idea che le emozioni umani non esistano come cose in sé, che non abbiano alcuna supremazia sul comportamento dell’uomo, che in gran parte non possano essere differenziate chiaramente dall’ideazione, e che siano ampiamente controllabili mediante i processi di pensiero. Al contrario della teoria secondo cui l’uomo sarebbe irreparabilmente schiavo delle sue emozioni di base (teoria sostenuta secoli fa dalla chiesa ebraico-cristiana e, recentemente, dalla scuola freudiana ortodossa), il terapeuta razionale ritiene che le cosiddette emozioni o motivazioni degli adulti cresciuti in una comunità civile consistano ampiamente in atteggiamenti, deformazioni percettive, convinzioni, assunti e idee che sono acquisiti mediante l’apprendimento biosociale e che devono, pertanto, essere rivisti, messi in discussione, confutati, ricostruiti e cambiati con sforzi e pratica sufficienti da parte dell’individuo che soffre di emozioni inappropriate.

Sull’importante tema del libero arbitrio in contrapposizione al determinismo, il terapeuta razionale assume una posizione flessibile e alquanto moderata. Pur essendo più che disposto a riconoscere che gli eventi umani, come anche il funzionamento dell’universo, siano in larga misura controllati da fattori causali che trascendono la volontà o gli sforzi del singolo individuo (Skinner, 1953), egli nondimeno sostiene che l’essere umano è l’unico animale ad avere la possibilità di cambiare e controllare il suo comportamento futuro, se solo vi dedica al momento energie e tempo sufficienti. Come ha giustamente osservato Wolfensberger: “Il concetto che la maggior parte del comportamento umano sia interamente determinata non contrasta necessariamente con la tesi secondo cui l’uomo possa qualche volta esercitare la sua libertà, o che alcuni siano più liberi di altri”.

Pp. 108-109 di “Ragione ed emozione in psicoterapia”, Albert Ellis, Astrolabio, 1962.

Alcune delle idee principali idee irrazionali fonti di sofferenza e di problemi psicologici secondo Ellis:

  1. Per un essere umano adulto è un bisogno pressante essere amato o approvato praticamente da tutte le persone importanti della collettività in cui vive.
  2. Si deve essere totalmente competenti, adeguati e vincenti sotto ogni possibile aspetto, per potersi considerare degni di valore.
  3. Certe persone sono cattive, perfide o infami e devono essere condannate e punite per la loro malvagità.
  4. E’ tremendo e catastrofico se le cose non vanno come ci piacerebbe tanto che andassero.
  5. L’infelicità umana dipende da cause esterne e gli individui hanno poca o nessuna capacità di controllare le proprie pene e i propri disturbi.
  6. Se qualcosa è o può essere pericolosa o dannosa, bisogna preoccuparsene terribilmente e continuare a pensare alla possibilità che succeda.
  7. E’ più facile evitare certe difficoltà e responsabilità piuttosto che affrontarle.
  8. Dobbiamo dipendere dagli altri e abbiamo bisogno di qualcuno più forte di noi su cui contare.
  9. Il nostro passato è una determinante essenziale del nostro comportamento attuale, e ciò che una volta ha influenzato fortemente la nostra vita deve continuare per sempre ad avere lo stesso effetto.
  10. 10)Dobbiamo sconvolgerci terribilmente per i problemi e i disturbi degli altri.
  11. 11)C’è sempre una soluzione giusta, esatta e perfetta per tutti i problemi umani, ed è una catastrofe se non la si trova.

Pp. 64 – 86 di “Ragione ed emozione in psicoterapia”, Albert Ellis, Astrolabio, 1962.

Ecco invece come Cesare De Silvestri, lo psicologo italiano che ha diffuso e diffonde tuttora la RET in Italia schematizza efficacemente tutte le “idee irrazionali” (naturalmente secondo il loro punto di vista) in tre grandi categorie riguardanti noi stessi, gli altri e il mondo in generale:

  1. “Io mi devo comportare bene e devo venire approvato dagli altri, altrimenti divento (o sono) un verme, eccetera.
  1. Gli altri si devono comportare bene verso di me, altrimenti diventano (o sono) dei vermi, eccetera.
  1. Le cose devono andare in modo che io possa ottenere tutto quello che voglio senza fatica, altrimenti il mondo diventa (o è) uno schifo e la vita non sembra (o non è) più degna di essere vissuta”.

La prima di queste ideologie porta a stati d’animo di depressione, ansia e indegnità; la seconda a stati d’animo di ostilità e rabbia omicida; e la terza a stati d’animo di bassa tolleranza, alla frustrazione e auto-commiserazione.

P. 45 de “I Fondamenti teorici e clinici della terapia razionale emotiva”, De Silvestri, Astrolabio, 1981.

De Silvestri chiama tutte queste ideologie musturbatorie giocando sul verbo inglese must. Unisce così in un doppio senso l’espressione italiana “masturbazione intellettuale”, che significa una inutile e dannosa rimuginazione continua della mente (per esempio, se avessi fatto così, come sarebbe andata? Avrei potuto dirgli questo e quello, maledizione; se mi fossi messo con quella dieci anni fa, a quest’ora sarei felice, se avessi preso un’altra facoltà la mia vita sarebbe andata meglio, ecc. ecc. ecc.)

col verbo inglese must, in quanto si tratta di convinzioni per cui noi stessi, gli altri o il mondo in generale dovrebbero essere in un certo modo e non in un altro.

Per esempio: il mondo non dovrebbe essere dominato dagli americani, le guerre non dovrebbero mai esistere, nella mia famiglia non dovrebbero esserci mai litigi, nel mio Paese non dovrebbero esserci omicidi, o dovrebbero essere tutti cattolici, le guerre non dovrebbero mai più esistere, ecc.

Naturalmente, come è evidente già da questi pochi esempi, ciò non vuol dire che non si possano avere delle sane aspirazioni alla pace, alla fratellanza, alla giustizia universale ecc., il problema sorge nel momento in cui l’infrazione di queste idee viene vissuta come qualcosa come intollerabile e assolutamente incompatibile con una vita serena ed equilibrata anche nella nostra quotidianità.

Come diceva Watzalwick in “Istruzioni per rendersi infelici”: “Come potete bere serenamente un bicchier d’acqua sapendo che in tante parti del mondo migliaia di bambini stanno morendo di sete”?

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