La Psicoanalisi in breve

Freud, il fondatore della psicoanalisi, pubblica nel 1900 il libro “L’Interpretazione dei sogni”. Qui egli dice che “Il sogno è la via maestra per l’accesso all’inconscio”. Che vuol dire ciò? Cos’è l’inconscio? Secondo Freud la nostra mente è come un iceberg in cui la parte cosciente e visibile è solo la minima parte: la maggior parte, l’inconscio, (l’Es) è sommersa e invisibile. Mentre noi pensiamo di essere liberi e di decidere con la ragione, in realtà siamo dominati da pulsioni (tendenza, ricerca, qualcosa di più del semplice istinto) inconsci sessuali e di morte (in greco Eros e Thanatos), che sono i veri padroni della nostra vita. Ma noi non riusciamo ad accettarli perché questo si scontra con la nostra morale e l’educazione che ci è stata inculcata (Super-Io). Ma queste “pulsioni”, cioè questi desideri, riescono ad affermarsi anche contro la nostra volontà. Nel film “Insomnia” Harrison Ford è un poliziotto che per sbaglio uccide in uno scontro a fuoco un suo collega che in passato lo aveva accusato di aver violato la legge. Lui è dispiaciuto e in buona fede, ma rimane sempre il dubbio che inconsciamente lo odiasse, e che senza rendersene conto si sia vendicato per quelle accuse. Immaginiamo che uno sia innamorato di sua cugina, che si chiama “Maria”, ma la sua educazione non gli permette di accettare questo desiderio. Esso potrebbe allora manifestarsi durante il sonno, perché le difese coscienti, razionali, dell’uomo, sono addormentate. Egli allora potrebbe sognare di amare una donna che assomiglia in parte a Maria, e col nome un po’ diverso, per esempio Mariella, o Annamaria, in modo da mascherare il suo vero desiderio. Tuttavia anche nel sogno il viso, o il nome, devono essere un po’ diversi, altrimenti la mente cosciente sarebbe allertata, come un poliziotto, e lo porterebbe a svegliarsi. Perciò secondo la psicoanalisi i sogni sono la via maestra di accesso all’inconscio, perché se interpretati nel modo corretto permettono di capire i nostri veri desideri che non riusciamo ad accettare. Altri modi dell’inconscio per esprimersi sono i lapsus, cioè quando per “distrazione” diciamo una cosa diversa da quella che vorremmo, le malattie psicosomatiche, dove l’inconscio si manifesta con disturbi nel corpo, e gli stessi disturbi psicologici come le fobie, i disturbi ossessivo-compulsivi, ecc. Per curare i problemi psicologici la psicoanalisi prevede perciò lunghi anni di analisi in cui si ricostruisce tutta la vita conscia e soprattutto inconscia del paziente, finché egli arriva a conoscersi e ad accettare totalmente se stesso e il suo passato, e in tal modo guarisce. Tuttavia, come abbiamo detto, le scuole psicoanalitiche ormai sono tra loro molto diverse e lavorano in modo diverso, anche se resta centrale e in comune a tutte l’esplorazione dell’inconscio. Secondo la psicoanalisi nella cura psicologica degli esseri umani non si può applicare il metodo sperimentale perché con esso è impossibile capire la complessa vita interiore dell’uomo. Per esempio: perché una donna sta tanti anni con un uomo che la picchia, anche quando potrebbe separarsene? Perché le persone si fanno del male, si drogano, perché alcuni tendono a fare spesso incidenti? O hanno un rapporto angoscioso col cibo? O si auto-danneggiano nel lavoro così da non affermarsi mai?
Oggi molte cose sono cambiate, la psicoanalisi si è ramificata in molte scuole diverse, più o meno fedeli a Sigmund Freud, il suo fondatore, per esempio: junghiani, alderiani, lacaniani, bioenergetici, psicosintesi, Winnicottiani, Bioniani, e tanti altri.
Tenuto conto che la psicoanalisi ortodossa (quattro sedute a settimana) è di fatto impraticabile e per molti analisti stessi superata e/o inconciliabile con la vita odierna, la stragrande maggioranza degli analisti riconosce in Freud, Jung e Adler il merito di avere aperto la strada dell’esplorazione interiore, che ognuno percorrerà poi seguendo le proprie modalità, verità e sensibilità. Per accomunare tutte le psicoterapie a sfondo e orientamento psicoanalitico si parla di terapie psicodinamiche.
Tra queste vi sono terapie più a sfondo filosofico-esistenziale (Fromm) e altre fortemente concentrate sul corpo e sull’emancipazione sessuale e con una certa carica “rivoluzionaria” (Reich, Lowen), alcune sostanzialmente atee e materialiste, (Freud stesso), altre con una forte dimensione e afflato spirituale (Jung, Assaggioli).

Le fasi della sessualità
Freud ha infranto l’idea del bambinello che non ha nulla a che fare con la sessualità. (Anche a questo egli si riferiva quando, approdando negli USA, disse che stava portando la peste…e non aveva torto). Egli individua varie fasi dello sviluppo psico-sessuale, durante il quale i bambini, anche grazie ai propri impulsi sessuali, imparano a conoscere e a espolorare il mondo. (La durata delle fasi può leggermente variare a seconda dei libri e degli autori). In tal senso non dobbiamo pensare naturalmente che Freud si riferisse a una sessualità adulta ma a delle pulsioni, a delle spinte, a un’energia che comunque affondava le radici nella pulsione erotica, che Freud chiama libido, e che è presente fin dalla nascita.

  1. La fase orale va dalla nascita a uno-due anni: il bambino esplora il mondo principalmente con la bocca.
  2. La fase anale va dai due ai tre-quattro anni: è la fase in qui il bambino impara a controllare la ritenzione delle feci (l’educazione al vasino). E’ il periodo in cui incassa i primi si e i primi no, ciò che può e ciò che non deve fare.
  3. La fase fallica va dai quattro ai 5,7 anni: è una fase cruciale. maschi e femmine si accorgono della propria differenza sessuale.
    I bambini amano la propria madre e le bambine il proprio padre. e percepiscono il genitore dello stesso sesso come un concorrente e un avversario. (Complesso di Edipo). Il bambino sente che la sua sessualità è legata al pene e teme che per il suo desiderio della madre possa essere castrato (angoscia di castrazione). Le femmine tenderebbero a sentirsi inferiori ai maschi per ciò che manca a loro e per questo proverebbero “l’invidia del pene”. In questa fase si definiscono i ruoli sessuali che si assumeranno da adulti. Compare il complesso di Edipo: i maschi vogliono sposare la mamma e le femmine il papà. Secondo la teoria psicoanalitica questo impasse, questo momento di crisi verrebbe superato con la identificazione col genitore dello stesso sesso, il padre per i maschi e la madre per le femmine, e la rinuncia al genitore di sesso opposto. E’ allora che nasce il Super io: il bambino lo assume come un proprio valore il fatto che dovrà rinunciare alla propria madre, e  la bambina al proprio padre. Questo sarebbe il divieto di base (taboo) e la paure di base (la castrazione) di tutta l’umanità. Identificandosi con il padre ed interiorizzando il suo divieto, il bambino istituisce una specie di genitore interno, che da una parte fornisce un modello dall’altra giudica e censura, imponendo delle leggi che non è lecito trasgredire. Ogni Super-Io nascerebbe in questo momento, che sarebbe la base psicologica e antropologica della stessa civiltà, fondata sulla paura dell’autorità e della punizione, e sul rispetto della legge e dei valori costituiti.
    Ma anche quando viene “risolto”, cioè superato in modo normale, questo complesso rimarrà, anche nelle persone normali, come una traccia (inconscia) che orienterà le scelte sessuali future, verso partner simili al genitore di sesso opposto, sia per aspetti positivi ma anche per aspetti negativi.
    Se non superata, questa fase darebbe origine alla nevrosi, nelle sue varie forme, e a grandi problemi nella vita relazionale. Anche l’omosessualità o comunque problemi legati all’identificazione del proprio genere sessuale deriverebbero da un non superamento, a livello psicologico, di questa fase. Il bambino che non può identificarsi col padre e la madre che non può identificarsi con la madre avrebbe più problemi nel proprio futuro sviluppo psico-sessuale.

    1. Il periodo di latenza va dai 6,7 agli 11,12 anni: i bambini si concentrano sull’apprendimento dei comportamenti sociali e trascurano momentaneamente quelli di natura sessuale.
    2. La fase genitale va dalla pubertà (12 anni circa) fino all’età matura: è la fase del pieno sviluppo sessuale, del piacere attraverso i genitali, della masturbazione e del primo rapporto: l’adolescenza, la giovinezza e l’età adulta.
  1. COME SI ESPRIME L’INCONSCIO: I SOGNI, I LAPSUS, SINTOMI NEVROTICI, LE MALATTIE PSICOSOMATICHE.
    Per Freud tutto il lavoro psicoanalitico consiste nella “decifrazione” dell’inconscio, in primo luogo attraverso i sogni, che Freud definisce “la via maestra per l’accesso all’inconscio”. Altri modi in cui si manifesta l’inconscio, sia nei nevrotici che nei normali, sarebbero gli atti mancati e i lapsus, che possono riscontrarsi nella scrittura, nel parlare, e in ogni atto della vita quotidiana.
    Esempio di lapsus: chiamo la fidanzata Francesca anziché Laura per il desiderio di stare con Laura anziché Francesca. Un altro esempio interessante (anche se estremo) è raccontato nel film autobiografico di Ray Charles: pare che Ray divenne ceco dopo aver visto il fratellino cadere e annegare in una tinozza d’acqua. Esempio di sintomo nevrotico: la paura dei coltelli potrebbe rappresentare inconsciamente (e simbolicamente) la paura dell’organo genitale maschile, la paura dei tombini la paura dell’organo genitale femminile, eccetera.

    NEVROSI e PSICOSI

    Le nevrosi sono considerati tutti quei disturbi, tra loro anche molto diversi, in cui viene comunque mantenuto un esame di realtà sostanzialmente corretto: l’ossessivo-compulsivo che lava la casa per tutto il giorno, quello con gli attacchi di panico che non può uscire di casa, il depresso eccetera, sono comunque coscienti del mondo che sta loro attorno, non hanno deliri o allucinazioni e riescono comunque a relazionarsi agli altri, anche se, non migliorando i loro sintomi, possono sprofondare sempre più in una grande sofferenza e angoscia.

    Gli psicotici sono coloro che invece costruiscono una “loro” realtà nel quale si mescolano continuamente angosce, deliri di onnipotenza e/o persecuzione, ossessioni, eccetera. Nello psicotico, secondo la psicoanalisi, sono crollati i confini e le separazioni tra Es, Io e Super-Io, per cui lo psicotico non riesce più a distinguere tra desideri, paure personali, pressioni dell’ambiente, convenzioni sociali, ecc. Tutto viene mescolato in un grande calderone in cui non c’è più distinzione tra interno e esterno, fantasia, metafora e realtà.

    Altre scuole di psicologia e di psicoterapia non usano neanche più il termine nevrotico, in quanto hanno una visione totalmente diversa della spiegazione e della cura dei disturbi psichici.

    I MECCANISMI DI DIFESA

    I meccanismi di difesa sono un modo dell’Io di difendersi dalle pulsioni del’Es e dalle pressioni del Super-Io, e sono utilizzati anche dalle persone normali.

    I meccanismi di difesa più sani tendono a trasformare questi impulsi in qualcosa di diverso e di socialmente accettato, quelli più arcaici, segno di immaturità e di patologia, tendono invece a reprimere, a bloccare, a negare questi impulsi e queste pressioni.

    Ne citiamo alcuni tra i più importanti e interessanti.

    Rimozione: è il principe dei meccanismi di difesa, definito da F. “l’architrave dell’edificio psicoanalitico”. Con la rimozione ciò che una volta era entrato nell’Io, per esempio un trauma sessuale, viene rimandato nell’inconscio perché non può essere tollerato. (Film “L’amore molesto”). Ciò che per eccellenza viene rimandato nell’inconscio è appunto l’attrazione sessuale per il genitore di sesso opposto, che comunque continuerà a esercitare la sua influenza nella vita, anche nei “normali”.

    Sublimazione: uno dei meccanismi più evoluti e determinanti nella scelta della professione, degli studi, degli sport, degli hobbies e interessi in generale.

    Essa permette per esempio al chirurgo, o al giudice, di mettere a servizio della società i suoi impulsi sadici e aggressivi, in quanto l’aggressività verrebbe comunque soddisfatta, in qualche modo, dal tagliare la carne durante le operazioni, o dal condannare l’imputato, ecc. Lo stesso per un archeologo o uno speleologo o un subacqueo che anziché esplorare i propri impulsi sessuali e di morte più profondi si dedicherebbe all’esplorazione delle profondità del passato, o le grotte, o gli abissi, ecc.

    Formazione reattiva: avviene quando si reagisce ai propri impulsi assumendo dei comportamenti votandosi a una causa completamente opposta. Così per esempio quel deputato americano che aveva fondato tutta la sua carriera politica nella lotta all’omosessualità scoperto mentre cercava di adescare un poliziotto. Allo stesso modo, una scelta politica di tipo fascista maschererebbe impulsi inconsci ribelli, ma anche una anarchica maschererebbe il desiderio di voler comandare e sottomettere, il pacifismo, la lotta per i diritti umani o animali, sarebbero una reazione a un desiderio di guerra e di morte, ma anche un grande coraggio sarebbe la reazione a una grande paura e fragilità,  (Film Abla con lei, Almodovar), un machismo esasperato nasconde un’omosessualità latente (American Beauty), ecc.

    Proiezione: i propri impulsi, ritenuti inaccettabili, vengono addossati agli altri: così un fidanzato che tradisce la sua donna e che la accusa di infedeltà, oppure tendiamo a vedere negli altri una aggressività e una volontà di attaccarci perché in realtà siamo noi che coviamo questi impulsi aggressivi, ecc.

    Identificazione con l’aggressore: per non accettare di essere vittime si diventa come i nostri stessi oppressori: per esempio nei campi di concentramento nazisti c’erano i kapò, degli ebrei anch’essi detenuti, incaricati dagli stessi aguzzini nazisti di mantenere “l’ordine”. Notoriamente questi divenivano talvolta violenti e sadici quanto gli stessi nazisti. Per questo stesso motivo alcuni bambini sessualmente abusati diventerebbero loro stessi pedofili.

    APPROFONDIMENTI

    TRANSFERT E CONTRO TRANSFERT

    Il transfert è la proiezione dei sentimenti e dei contenuti inconsci infantili del paziente sulla figura del terapeuta, e il controtransfert, al contrario, è l’insieme dei sentimenti e dei vissuti del terapeuta nei confronti del paziente.

    Grazie a essi il paziente può guarire, in quanto può ritornare a uno stadio infantile e rivivere l’infanzia in un modo alternativo, con una specie di secondo genitore che lo curerà e l’aiuterà. Anche questo concetto e tipico del contesto psicoanalitico e non è usato in altre scuole e psicoterapie.

    LE SCISSIONI: ADLER E JUNG

    I primi due collaboratori a separarsi da Freud e a imprimere una loro diversa impronta alla teoria psicoanalitica, furono Adler e Jung. Per Adler è importante il complesso di inferiorità e lo sforzo che ognuno impiega per cercare di superarlo. Proprio il desiderio di superare questo complesso di inferiorità, spesso nato nell’ambito familiare in concorrenza coi fratelli, si raggiungono talora grandi risultati.

    Jung, a mio avviso ancora più interessante, è il secondo grande ramo che raccoglie tutt’oggi molti psicoanalisti. La differenza con Freud è profonda perché mentre per Freud tutto è riconducibile al sesso (pansessualismo freudiano) per Jung subentrano anche idee molto spirituali, che purtroppo non possiamo approfondire, sia perché non ne abbiamo il tempo sia perché non è il caso nel vostro indirizzo. Tra queste idee: sincronicità, archetipo, inconscio collettivo, principio di individuazione, tra introversione ed estroversione, e tra Animus (nella donna) e anima (nell’uomo).

    A differenza di Freud, che era fondamentalmente un razionalista, Jung parla di percezioni extra sensoriali, di reincarnazione, di divinità, di filosofie orientali, e insomma di tutte quelle cose oggi molto di moda che definiamo in un termine generale e forse un po’ spregiativo “new age”, anche quando in realtà affondano le loro radici in culture più antiche di Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo.

    Più che appesantirvi con nozioni inutili chi vuole avere un esempio pratico di psicologia junghiana può leggersi alcune interpretazioni di sogni di una psicoan. junghiana che ho aggiunto alla fine.

L’ATTO DI ACCUSA ALLA PSICOANALISI

La psicoanalisi non solo è inutile e inutile a risolvere i problemi, ma li aggrava.

Infatti:

  1. non esistono prove sperimentali dell’esistenza dell’inconscio
  2. gli psicoanalisti continuano a trincerarsi dietro i loro dogmi e misticismi di tipo religioso senza minimamente addurre prove della loro efficacia, anche perché, alieni come sono, da sempre, al vero metodo scientifico, usano disprezzare le ricerche e il controllo, paziente per paziente, dei risultati dei casi seguiti.
  3. La psicoanalisi, in particolare quella freudiana e le sue derivazioni, non danno alcuna speranza di libertà né di spiritualità: per esse l’uomo è una specie di marionetta in balia delle pulsioni sessuali e aggressive della storia passata. Che bella filosofia di speranza!
  4. La psicoanalisi è nata e restata una psicoterapia di classe, cioè per ricchi. Anche quelle forme psicodinamiche che si svolgono in un solo incontro alla settimana presuppongono comunque periodi molto lunghi per la cura, e dunque non sono sostenibili dalle fasce più povere della società. Essa ha sempre considerato come pazienti ideali i giovani, nevrotici e agiati, non i vecchi e neppure i pazienti gravi.
  5. Dobbiamo pensare che ancora oggi molti/e bambini/e non vengono creduti quando parlano di queste cose, ed è naturalmente pericoloso accusare dei ricchi e potenti, per di più senza averne le prove. Pensiamo allora, quando la società era molto più maschilista, le donne (e quindi anche le madri) dipendevano totalmente dagli uomini, e non esistevano telefoni azzurri, arcobaleno, rosa, viola, ecc.
  6. “Eysenk pone in risalto il fatto che nel periodo più interessante d’incubazione della psicoanalisi (dal 1892 al 1900) Freud fosse dedito all’assunzione di cocaina, da lui erroneamente ritenuta farmaco efficace per debellare una fastidiosa infezione nasale. Che tale dipendenza vi fosse, è documentato da una puntigliosa ricerca biografica condotta da Thornton. (…) Ipotesi eysenckiana: e se la psicoanalisi fosse davvero tributaria di uno stato alterato prodotto dalla cocaina?” (Psicoanalisi, l’avvenire di un’illusione? Dettore, Bulzoni, introduzione).
  7. la psicoanalisi è autoritaria e ha tutte le caratteristiche di una religione. A chi non l’accetta come scienza, ma anche il singolo paziente che non si ritrova nelle interpretazioni del proprio analista, si risponde che ha delle “resistenze”, cioè il suo Io conscio non riesce ad accettare la verità trovata e oppone una “resistenza”. Con questo sistema qualunque idiozia dica l’analista il paziente dovrebbe accettarla.
  8. Da qualunque psicoanalista si vada, egli interpreterà gli stessi sogni in modo diverso, e il povero paziente, ormai addestrato da quella specie di prete laico che è lo psicoanalista, dovrà sentire come giusta e coincidente con la propria realtà  l’interpretazione dell’analista. E’ un sistema sicuro per i terapeuti per avere sempre ragione, anche quando non risolvono alcun problema, o addirittura li aggravano. Ogni paziente viene pian piano anche addestrato al gergo del proprio analista, che sia freudiano, junghiano o altro, e abituato a un insieme di regole, a una cerimonialità e ritualità che hanno a che fare più con la religione che con la scienza e la professionalità. Funziona dunque esattamente come nelle sette religiose, con un loro credo, i loro dogmi, i loro testi sacri. E proprio come nelle religioni, non si ritiene ci sia bisogno di prove, perché tanto, l’importante è sentire che sia vero. Bene ha fatto Karl Popper a condannarla come pseudoscienza, perché ha tutti i caratteri delle pseudoscienze, tra cui un padre fondatore (Freud) e un testo sacro, “L’interpretazione dei sogni”, così come lo stesso marxismo.
  9. La risposta che non si può parlare della e contro la psicoanalisi senza averla provata, sarebbe ridicola se non fosse tragica. Forse che per essere contro le rapine, la droga e la violenza bisogna fare le rapine, drogarsi e praticare la violenza? Se si sa già che una cosa è inutile e dannosa non bisogna praticarla, punto e basta.
  10. Gli stessi primi pazienti della psicoanalisi non ne trassero giovamento. Per esempio Anna O., che secondo Freud era guarita in seguito a quelle cure, dopo breve tempo dovette essere ricoverata all’ospedale per la ricomparsa dei sintomi. Lo stesso avviene per il cosiddetto “uomo dei lupi” che continuò ad avere gli stessi problemi per tutto il resto della vita. (Psicoanalisi, l’avvenire di un’illusione? Dettore, Bulzoni, introduzione).
  11. La carica innovativa della psicoanalisi è una grande frottola. I sentimenti più oscuri e inconfessati dell’uomo erano stati abbondantemente indagati da filosofi come Schopenauer e Nietzsche, e da letterati come Shakespeare e Dostojevski, non a caso il termine Es viene tratto da Nietzsche, mentre altre cose come le associazioni mentali erano già state studiate dai filosofi empiristi, ecc. Come disse il neurofisiologo Ebbinghaus: “In queste teorie ciò che è vero non è nuovo, ciò che è nuovo non è vero”.  (Psicoanalisi, l’avvenire di un’illusione? Dettore, Bulzoni, introduzione).

LA DIFESA

“Una delle critiche recenti più consistenti alla psicoanalisi riguarda il rinnego, da parte di Freud, dell’origine traumatica alla base dei sintomi dell’isteria. Nel 1896 pubblicò un saggio sull’isteria in cui ribadiva che alla base dei sintomi isterici presentati da molte delle sue pazienti c’era un trauma sessuale realmente vissuto. Freud si era convinto di ciò perché molte delle pazienti gli avevano riferito di molestie o veri e propri abusi sessuali compiuti da uomini della famiglia. Poco tempo dopo, entro un anno, egli cambiò completamente teoria e iniziò a sostenere che in realtà il trauma derivasse da una fantasia di seduzione, mai avvenuta”. (da Wikipedia: psicoanalisi). Pare che Freud, in sostanza, per non inimicarsi la classe benestante, “trasformò” in fantasie sessuali, avvenute durante la fase del complesso di Edipo, quelli che in realtà erano abusi sessuali veri e propri da parte degli uomini sulle figlie.

  1. Lo stesso Freud giunse alla conclusione che le critiche svolte sul piano puramente teorico a quanto lui aveva scoperto non valevano un granché, infatti, soleva ripetere, chi non ha esperienza dell’inconscio all’opera in un’analisi non sa di cosa sta parlando, e, soprattutto, non sa cosa sta negando.
  2. Non v’è dubbio che la psicoanalisi abbia avuto il merito di segnalare la priorità del mondo delle emozioni su quelle delle cognizioni per quanto attiene sia alla formazione dell’identità che della psicopatologia.
  3. Non è vero che non esistano prove sperimentali dell’inconscio, le moderne neuroscienze stanno sempre più dimostrando le tesi di Freud. Inoltre la psicoanalisi ha solo cento anni, e tutte le scienze nel primo periodo della loro storia hanno incontrato le stesse difficoltà che incontra la psicoanalisi.

  4. Non c’è nessun altro modello sullo sviluppo e teoria della formazione della personalità completo ed esaustivo come la psicoanalisi. Essa si pone come una scienza che collega tra loro praticamente l’intero scibile umano: dalla storia e dalla filosofia all’arte, l’antropologia, l’economia, il diritto, la letteratura e molto altro ancora. Praticamente non è più possibile approfondire alcuna forma di cultura e di attività superiore dell’uomo senza fare ricorso alla psicoanalisi.
  5. La psicoanalisi è come un meraviglioso albero. Nonostante ci siano delle differenze e anche importanti tra le varie correnti e scuole psicoanalitiche, la maggioranza continua a ritenere validi e a riconoscersi nei punti principali stabiliti da Freud: l’esistenza dell’inconscio e l’utilizzo dei sogni per poterlo indagare, la rimozione, i meccanismi di difesa, il complesso di Edipo e molto altro.
  6. Ma soprattutto la veridicità della psicoanalisi è dimostrata dalla cosiddetta psicopatologia della vita quotidiana: una donna si arrabbia se il partner dimentica il suo compleanno o un anniversario non perché abbia studiato la psicoanalisi ma perché lo intuisce come un atto di aggressività o di trascuratezza da parte sua, quando facciamo un errore intuiamo sempre che c’è dietro un motivo concreto e in fondo voluto: dimenticare un appuntamento o il telefonino, perdere un treno, dimenticare un nome…la psicoanalisi non fa che spiegare definitivamente ciò che in fondo ognuno sa dentro di sé. Per non parlare della nostra stessa esperienza e della conferma empirica delle fasi psico-sessuali nell’osservazione dei bambini.
  7. Non si può pensare di indagare la mente umana, le sue emozioni e motivazioni, con gli stessi strumenti e le stesse regole dei biologi e dei chimici: nella psicologia e nella psicoanalisi in particolare, la mente umana studia se stessa: è soggetto e oggetto contemporaneamente. Non si possono studiare le emozioni, le tendenze sessuali, le spinte alla guerra, alla morte e all’amore, le patologie più gravi e i piccoli problemi coi reagenti chimici e con le provette, e richiedendo sempre esperimenti scientifici in laboratorio, che ovviamente fanno perdere ogni naturalezza ai soggetti degli esperimenti.
  8. La stessa ipnosi, da cui nacque la psicoanalisi, è una dimostrazione inoppugnabile della verità della psicoanalisi. Sotto ipnosi i pazienti rivelano quello che non si aspetterebbero mai e non direbbero mai in stato cosciente.
  9. Chi non accetta la psicoanalisi, chi le si oppone con tanta insistenza, dimostra al contrario la sua fondatezza: si tratta per l’appunto di “resistenze”. Tutti costoro, siano psicologi o fisici, operai o intellettuali, hanno dei problemi con se stessi troppo grossi per pensare di affrontarli, e quindi trovano naturalmente più comodo e più semplice ignorare o disprezzare, piuttosto che affrontare un viaggio alla conoscenza delle parti più profonde di sé, difficile e anche doloroso, ma indispensabile per la propria crescita e per il raggiungimento di un vero equilibrio psichico.
  1. Bruno De Domenico

    Bibliografia

    Compendio di psicoanalisi, Freud, Boringhieri.

    Psicoanalisi, l’avvenire di un’illusione? Dettore, Bulzoni, introduzione, pp. 19-22

    Storia della Psicologia, Legrenzi, Il Mulino, p. 73-95,

    www.wikipedia.it alle voci:

    psicoanalisi, storia della psicoanalisi.

    TESTI DI APPROFONDIMENTO

    Breve corso di psicoanalisi, Brenner, ed. Martinelli

    Codice dell’anima, Hillman, Adelphi

    Compendio di psicoanalisi, Freud, ed. Boringhieri

    Donne che amano troppo, Robin Norwood, Feltrinelli

    Donne che corrono coi lupi, Pinkola Estes Clarissa, Frassinelli.

    Ricordi, sogni, riflessioni, Jung, varie case editrici

    La Sincronicità, Jung, ed. Boringhieri

    Il libro nero della psicoanalisi

    Il caso Marylin Monroe e altri disastri della psicoanalisi

    BREVE FILMOGRAFIA a sfondo o contenuti psicoanalitici

    Insomnia

    Confidenze troppo intime, Leconte

    Prendimi l’anima, Faenza

    L’amore molesto, Martone

    Un’altra donna, Allen

    Terapia e pallottole, Ramis

    In e out, Oz.

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